Visualizzazione post con etichetta ego. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ego. Mostra tutti i post
mercoledì 18 settembre 2013
Riflessioni #7: L'ego della bilancia
Quando ingrasso somiglio a mio padre, quando dimagrisco ad un’altra persona. E’ un periodo un po’ strano, la frase che mi ronza in testa da un po’ e’ una di quelle che ho sentito per caso, di non so chi, una citazione, che poi le citazioni manco mi piacciono. “Chi riesce a descrivere le proprie emozioni su carta, le prova con intensita’ tanto minore tanto piu’ riesce a descriverle.” E allora mi chiedo spesso chi io sia, e chi siano tutti i miei scrittori preferiti, quali tumide bestie possano essi essere. Mi rendo pero’ conto di quanto sia vero. E’ vero, io mi meraviglio di tutto, io prendo appunti sul piu’ totale nulla se c’e’ uno stupido particolare che mi colpisce, pero’ tutto e’ cosi’ piccolo, e la parola “particolare” dovrebbe averlo lasciato intendere. Provo emozioni piccole, sensazioni magre. Le magliette mi ballano addosso, meta’ non mi vanno, perche’ sono dimagrito in maniera scomposta: le spalle sono secche, sottili, il petto pero’ e’ ampio e i fianchetti sono ancora larghi e prominenti, con l’effetto indesiderato di lasciare panzetta sulle magliette striminzite e ali di pipistrello su quelle larghe che usavo una volta. Anche il corpo mi sta grande, sono troppo grandi le mie mani, e’ troppo grande il mio petto per questi topi scarni, le mie ideuzze. Tento il continuo ridimensionamento dell’ego, ma questo e’ un procedimento egoistico, e altri egoisti, quelli normali con l’ego sano, me lo fanno notare, o ancora peggio me lo fanno notare gli altruisti. Adesso il mio ego lo tengo alle dimensioni dello scheletro, ma lo faro’ scendere al solo bacino per poi rinchiuderlo nell’osso sacro. Eppure, un altro desiderio si sforza prepotente, quello di descrivere le mie emozioni, e per quello dovrei ingrassare. Ingrassare il mio ego, rimpinzarlo, pero’ non troppo, in modo da lasciare lo spazio alle cose di ballarmi addosso, di ballarmi attorno, in modo da permettermi di descrivermi senza farmi troppo male. Mi iscrivero’ alla Weight Watchers.
lunedì 6 maggio 2013
Riflessioni #3: se la vittoria e' universale
Mi sono sempre chiesto come fosse una vita senza sbagli. Una vita dove non fai mai la cosa sbagliata, azzecchi sempre, e non c’e’ la benche’ minima possibilita’ di sbagliare perche’ il tuo cervello funziona cosi’ bene, e’ cosi’ diplomatico che non te la permette no una cosa del genere. Dove ogni mossa e’ quella giusta, dove ogni disobbedienza e’ fatta con garbo e ogni autolesionismo e’ calcolato in modo da non creare dolore ma solo evitare il conflitto, un gioco preciso di specchi che calcoli ogni tuo movimento dall’interno e dall’esterno. E ancora; una vita dove anche se sbagli, non sia peccato, non sia qualcosa di imperdonabile, non sia qualcosa che tu stesso non puoi accettare come passata, ma anzi che sia invece facile da metabolizzare e controreagire. Ovviamente tutto cio’ non sarebbe bello, sarebbe in qualche modo orripilante, sarebbe quasi una specie di nazismo autoimposto dell’anima - se poi l’anima esista, e’ tutta una roba da vedere, ma chiamiamola anima per comodita’ e tanto per diventare un po’ piu’ stupidi mescolando i significati. Eppure, dopo tutta una corta vita passata a sbagliare, a mangiarmi le mani, le unghie, e le gambe del tavolo, vi assicuro che lo stile di vita di chi sbaglia e’ altrettanto orribile; e’ anche bellissimo, per chi ama l’arte, la bellezza e la malinconia e’ bello come un gatto acquattato pronto a balzare e a morderti al collo e ai testicoli. Fa gran bei pensieri, ma si vive incredibilmente male, e si vive come vivono tutti gli altri, male, ma con la consapevolezza che forse, in fondo, si potrebbe vincere, e non lo si sta facendo per fare dell’arte, per creare un personaggio che come un novello Pierrot se ne vada in giro ad urlare la nostra verita’ come qualcosa di cui il nostro Ego possa persino andare fiero. E quasi quasi, a me vien voglia di fare le cose giuste, e magari vendicarmi un po’, divertirmi un po’ con magnanimita’ da imperatore romano del secondo secolo, e poi magari usare un po’ di saggezza e trovarmi finalmente Bilancia, che, se non per una certa ironia cosmica. perche’ sia il mio segno zodiacale non l’ho mai capito.
Etichette:
anima,
arte,
bellezza,
bilancia,
ego,
egocentrismo,
giusto,
malinconia,
perdere,
riflessioni,
sbagli,
sbagliato,
vincere
Iscriviti a:
Post (Atom)