A volte ho come l’impressione che per essere un regista di culto tu non debba fare altro che fare la stessa identica cosa in ogni tuo film. In certi casi, lo si chiama stile, in cert’altri si chiama canone, nel mio caso si chiama noia. Voglio dire, che un regista facendo cosi’ diventi di culto e’ normale, visto che rappresenta una fetta di mondo, una visione, che certamente e’ interessante per qualcuno, per, a volte, un nutrito seguito di persone. E’ particolare, c’e’ chi si rispecchia in questa visione ma, d’altro canto, puo’ essere considerata un’opera di valore una copia, qualcosa che rifletta la creativita’ messa in atto? C’e’, questa creativita’? Ah, ma io sono convinto, convintissimo che il regista (o lo sceneggiatore, o il fumettista) lo sappia bene, di star facendo la stessa cosa; sta con l’acqua alla gola, la casa di produzione pressa, i finanziatori pressano, i fan(atici) pressano, gli pignorano la villa a Beverly Hills se non lo fa, ‘sto film. Altre volte, sono ottimista, guardo a come questo tizio riesca a fregare tutti, e mi dico che io di cinema non ne so niente, che non ho visto abbastanza film, che non ho studiato abbastanza - che poi e’ vero. Paradossalmente, mi piace Woody Allen. Perche’ lui non se la tira, l’ha sempre detto di non essere un genio, fa un film all’anno, lo deve sparare, lui, il film, come le pugnette, gli serve per fare training autogeno. E forse mi piace anche perche’ in fondo in fondo sono un fan, mi ci rivedo in lui e sono ascrivibile alla categoria di cui sopra. Quindi (promemoria per me) quando parlo con un geek di quanto Superman di Snyder faccia pieta’, devo ricordarmi che anche io, se mi toccano Allen, tendo a dare in escandescenze, anche se magari non le urlo in Klingon, ma che, effettivamente, la colpa non e’ neanche di Snyder, lui poverino aveva bisogno di pagare l’affitto, senno’ doveva traslocare a Madera Heights e li’ e’ pieno di neri. La colpa, spiace a dirlo, e’ di Superman. Superman ha lo stesso problema del regista di culto di cui sopra - e’ noioso.
P.S. tutti i riferimenti a Los Angeles mi sono venuti in mente guardando This Is The End, un film decisamente migliore.
domenica 16 giugno 2013
sabato 15 giugno 2013
E' la loro, di miseria
Il Contadino, di W.D. Ehrhart (trad. Vagabond, per l'originale qui)
Ogni giorno, io vado nel campo
a vedere cio’ che cresce
e cio’ che dev’esser fatto.
Sempre lo stesso: niente
cresce, tutto dev’esser fatto.
Ara, erpica, zappetta, innaffia, prega
Finche’ le mie ossa fan male e le mani le sfrego
nude dal sangue di onesto lavoro -
quel che cresce e’ solo la lenta,
intransigente intensita’ del bisogno.
Ho piantato il mio seme su un suolo
dalla miseria promesso al fallimento.
Ma io non mi lamento, tranne che
a passanti che mi chiedono perche’
lavori una cosi’ grama terra.
Non mi avrebbero capito,Ogni giorno, io vado nel campo
a vedere cio’ che cresce
e cio’ che dev’esser fatto.
Sempre lo stesso: niente
cresce, tutto dev’esser fatto.
Ara, erpica, zappetta, innaffia, prega
Finche’ le mie ossa fan male e le mani le sfrego
nude dal sangue di onesto lavoro -
quel che cresce e’ solo la lenta,
intransigente intensita’ del bisogno.
Ho piantato il mio seme su un suolo
dalla miseria promesso al fallimento.
Ma io non mi lamento, tranne che
a passanti che mi chiedono perche’
lavori una cosi’ grama terra.
se mi fossi chinato a prendere un sasso
e stringerlo come un bimbo, o riso,
o loro detto che e’ la loro, di miseria,
che io fatico per mitigare. Per loro,
Io mi lamento. Un contadino di sogni
sa come fingere. Un contadino di sogni
sa cosa vuol dire, essere paziente.
Ogni giorno, io vado nel campo.
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lunedì 10 giugno 2013
Tragedie da poco - una ballata
Marco guardava la sera
Maggio di due anni fa
Contemplando, non stupito,
d’ammazzarsi la volonta’.
Le unghie gli dissero
di smettere, morse abbastanza
piccolo lo stomaco che fosse
la fame era tanta.
Pensava a Giorgia
Alle povere labbra
che arricchir non potra’
nulla resta, nulla basta.
E poco rimase di loro
poca era la voce
cosi’ tacquero
E fini’ la cosa.
Venne la guerra e Marco parti’
lasciando solo un pensiero:
E’ piu’ facile uccidere
che amare per davvero.
Maggio di due anni fa
Contemplando, non stupito,
d’ammazzarsi la volonta’.
Le unghie gli dissero
di smettere, morse abbastanza
piccolo lo stomaco che fosse
la fame era tanta.
Pensava a Giorgia
Alle povere labbra
che arricchir non potra’
nulla resta, nulla basta.
E poco rimase di loro
poca era la voce
cosi’ tacquero
E fini’ la cosa.
Venne la guerra e Marco parti’
lasciando solo un pensiero:
E’ piu’ facile uccidere
che amare per davvero.
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lunedì 3 giugno 2013
Riflessioni #4: le Coppie
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