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domenica 16 giugno 2013

Quell'impressione negativa

A volte ho come l’impressione che per essere un regista di culto tu non debba fare altro che fare la stessa identica cosa in ogni tuo film. In certi casi, lo si chiama stile, in cert’altri si chiama canone, nel mio caso si chiama noia. Voglio dire, che un regista facendo cosi’ diventi di culto e’ normale, visto che rappresenta una fetta di mondo, una visione, che certamente e’ interessante per qualcuno, per, a volte, un nutrito seguito di persone. E’ particolare, c’e’ chi si rispecchia in questa visione ma, d’altro canto, puo’ essere considerata un’opera di valore una copia, qualcosa che rifletta la creativita’ messa in atto? C’e’, questa creativita’? Ah, ma io sono convinto, convintissimo che il regista (o lo sceneggiatore, o il fumettista) lo sappia bene, di star facendo la stessa cosa; sta con l’acqua alla gola, la casa di produzione pressa, i finanziatori pressano, i fan(atici) pressano, gli pignorano la villa a Beverly Hills se non lo fa, ‘sto film. Altre volte, sono ottimista, guardo a come questo tizio riesca a fregare tutti, e mi dico che io di cinema non ne so niente, che non ho visto abbastanza film, che non ho studiato abbastanza - che poi e’ vero. Paradossalmente, mi piace Woody Allen. Perche’ lui non se la tira, l’ha sempre detto di non essere un genio, fa un film all’anno, lo deve sparare, lui, il film, come le pugnette, gli serve per fare training autogeno. E forse mi piace anche perche’ in fondo in fondo sono un fan, mi ci rivedo in lui e sono ascrivibile alla categoria di cui sopra. Quindi (promemoria per me) quando parlo con un geek di quanto Superman di Snyder faccia pieta’, devo ricordarmi che anche io, se mi toccano Allen, tendo a dare in escandescenze, anche se magari non le urlo in Klingon, ma che, effettivamente, la colpa non e’ neanche di Snyder, lui poverino aveva bisogno di pagare l’affitto, senno’ doveva traslocare a Madera Heights e li’ e’ pieno di neri. La colpa, spiace a dirlo, e’ di Superman. Superman ha lo stesso problema del regista di culto di cui sopra - e’ noioso.

P.S. tutti i riferimenti a Los Angeles mi sono venuti in mente guardando This Is The End, un film decisamente migliore.

sabato 15 giugno 2013

E' la loro, di miseria

Il Contadino, di W.D. Ehrhart (trad. Vagabond, per l'originale qui)

Ogni giorno, io vado nel campo
a vedere cio’ che cresce
e cio’ che dev’esser fatto.
Sempre lo stesso: niente
cresce, tutto dev’esser fatto.
Ara, erpica, zappetta, innaffia, prega
Finche’ le mie ossa fan male e le mani le sfrego
nude dal sangue di onesto lavoro -
quel che cresce e’ solo la lenta,
intransigente intensita’ del bisogno.
Ho piantato il mio seme su un suolo
dalla miseria promesso al fallimento.
Ma io non mi lamento, tranne che
a passanti che mi chiedono perche’
lavori una cosi’ grama terra.
Non mi avrebbero capito,
se mi fossi chinato a prendere un sasso
e stringerlo come un bimbo, o riso,
o loro detto che e’ la loro, di miseria,
che io fatico per mitigare. Per loro,
Io mi lamento. Un contadino di sogni
sa come fingere. Un contadino di sogni
sa cosa vuol dire, essere paziente.
Ogni giorno, io vado nel campo.

lunedì 10 giugno 2013

Tragedie da poco - una ballata

Marco guardava la sera
Maggio di due anni fa
Contemplando, non stupito,
d’ammazzarsi la volonta’.

Le unghie gli dissero
di smettere, morse abbastanza
piccolo lo stomaco che fosse
la fame era tanta.

Pensava a Giorgia
Alle povere labbra
che arricchir non potra’
nulla resta, nulla basta.

E poco rimase di loro
poca era la voce
cosi’ tacquero
E fini’ la cosa.

Venne la guerra e Marco parti’
lasciando solo un pensiero:
E’ piu’ facile uccidere
che amare per davvero.

lunedì 3 giugno 2013

Riflessioni #4: le Coppie

Uscire insieme da giovani e’ un comportamento illogico, ero tentato di dire che “io sinceramente non capisco chi esce da giovane” ma visto il precedente post non l’ho fatto e mi sono anche detto che li capisco benissimo, un ragazzo e una ragazza che passano del tempo insieme baciandosi e dopo un po’ avendo dolci rapporti sessuali, lo fanno per il piacere dello stare insieme, per le endorfine, perche’ si piacciono, ma il problema e’ che in realta’ lo sanno bene che finira’. O non lo sanno, tentano di non saperlo, ma in fondo e’ molto difficile non saperlo, e’ una verita’ dismessa, una bugia (ci amiamo) che nasconde una consapevolezza (non lo facciamo che per noi stessi) che giunge alla naturale conclusione (quando saremo soddisfatti ci stancheremo, e una volta stanchi ci lasceremo). Ecco, io non riesco a vivere cosi, come si fa a vivere cosi’? Anche io desidero stare insieme a qualcuno, molto, ma non riesco ad attribuire alla relazione amorosa un valore valido se in fondo poi finisce, mi piacerebbe molto essere quel tipo di persona che si rende conto di cio’ e con un libertino fatalismo ci prova lo stesso, magari adducendo anche la scusa perbene che serve per fare esperienza, ma ho capito che non lo sono; se prima pensavo che dovevo dare ad un partner un ideale di futuro in modo da illuderci entrambi a sufficienza, adesso mi rendo conto che come prima cosa io non voglio illudermi, e soprattutto che sono io a dover sentire quel senso di futuro, non il mio partner - non sono nella sua testa, una volta pensavo di essere nella testa di tutti, ora non piu’, meglio, anche se mi piaceva. E quel che e’ peggiore e’ che io questo bisogno lo conosco e non mi piace, perche’ va contro tutti i miei principi, anche estetici: e’ un bisogno reazionario, quello della monogamia, quello della stabilita’, e l’istinto contro il quale combatto ogni giorno, eppure si ripresenta con costanza in come agisco, nel mio subconscio, nei miei blocchi che sono reali e non lo sono, sono composti di sovrastrutture moraliste e non sono pero’ considerati intimamente sbagliati, ne’ da me ne’ dagli altri, almeno in linea di principio. Mi viene da pensare ad un altro grande reazionario, Nanni Moretti, quando in “Bianca” lui le dice, a Bianca, che non possono stare insieme, perche’ poi si lasceranno, come tutte le coppie che il protagonista Michele conosce, monitora e “stalka”, e mi identifico moltissimo in questo, in questa sua miseria, lo dice quasi piangendo, Michele, e lo sai che in quel momento, ma solo in quel momento, sarebbe da ammazzarsi. E invece no, si vive, e si diventa come Niccolo’ Contessa, aka I Cani, che fa una canzone come Le Coppie, mettendoci anche una canzoncina pop con la tastierina pop che piace ai tipi pop che non capiscono quanto poco pop la situazione sia.